giovedì 16 novembre 2017

Gauguin e la stanza chiusa.



Quante volte vi è capitato di sentir dire: “Omero ha già scritto tutto” o “dopo L’Iliade e L’Odissea non è mai stato scritto nulla di nuovo”?

Per quel che mi riguarda, anche solo una volta è sempre di troppo.

Se questo fosse il vero problema della scrittura - o dell’arte in generale – noi siamo nati troppo tardi e, allora, non ci resta che starcene con le mani in mano oppure diventare disonesti e shakerare i soliti ingredienti per tentare di servire l’intruglio come qualcosa di “esotico”.



L’arte, al pari della filosofia odella logica, deve essere uno strumento per interpretare il mondo, la storia e l’esistenza, altrimenti è puro intrattenimento.

Dai quattro muri della stanza senza porte e finestre in cui ci siamo rinchiusi, sento ancora Mr. Paul Gauguin dire che “L’arte è o plagio o rivoluzione.”



Al momento abbiamo appeso alle pareti un sacco di fotocopie, in pochissimi hanno tentato di aprire una breccia nel muro.

Con un imperdonabile ritardo sono riuscito ad allungare le mie zampacce su una graphic-novel molto particolare: Gian Maria Volonté.

Si tratta di un’opera pubblicata da Becco Giallo, scritta da Gianluigi Pucciarelli, disegnata da Paolo Castaldi e colorata da Giuseppe Morici. Non si tratta di una biografia didascalica e falsata quanto basta per dare un senso compiuto alla vita e il genio del più grande attore italiano ma di un racconto metafisico – o se siete chic leggete surreale – in cui alcuni dei personaggi portati sul grande schermo da Volonté interagiscono tra loro per scoprire l’uomo dietro alla maschera e alle magistrali interpretazioni.



Per non perdere tempo con una lettura sbagliata, è indispensabile conoscere bene la filmografia del protagonista principale e nutrire una passione smisurata per pellicole impegnate.

Sono rimasto affascinato da questo “fumetto”, anche se chiuso il volume ho iniziato a sentire la mancanza di un tale gigante nel nostro stato in miniatura.

Era un uomo che sosteneva: “essere un attore è una questione di scelta, che si pone innanzitutto a un livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un Robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società, per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l’arte e la vita”

Se nella materia grigia vi rimbalza la domanda: “Gian Maria Volonté, chi era costui?”, sappiate che invidio la vostra possibilità di conoscere un grande protagonista del nostro passato prossimo.


Nonostante l’offerta milionaria, rifiutò di interpretare Don Vito Corleone per dedicare anima e corpo a pellicole scomode come quelle di Petri e Rosi. Sul set, durante le riprese, riusciva a far piangere le comparse per quanto era intensa la sua capacità di essere Bartolomeo Vanzetti in Sacco e Vanzetti.


Vi lascio un’altra citazione. “Il cinema apolitico è un’invenzione dei cattivi giornalisti. Io cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondano a una certa ricerca di un brandello di verità.”

Un artista del genere non deve essere un esempio solo per gli attori, ma dovrebbe essere preso come modello anche da scrittori, giornalisti e intellettuali.


Io per primo dovrei imparare molto di più da quanto ci ha lasciato in eredità.

E ricordate che essere cinici sui social, fare gli acidi in coda al supermercato o gli estremisti in ogni scambio di opinioni non equivale a essere impegnati ma solo dei…

No, non voglio scrivere parolacce.
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