mercoledì 6 agosto 2025

Mi trovi dove finisce l'algoritmo.

Se era necessario un cambiamento qualche anno fa si poteva scegliere un nuovo taglio di capelli o cambiare gli abiti dell'armadio. Se la situazione era più seria, si potevano allontanare alcune persone dalla propria vita o iniziare a curarsi per davvero.


Oggi pare basti una nuova foto dei profili social, et voilà: le jeux sont faits.

Stanco di proporre la mia immagine che, a quanto pare, attira un’utenza sempre più scadente…ho scritto una nuova biografia:

Mi trovi dove finisce l'algoritmo.

Così facendo mi sono confinato in uno spazio liminale o, se preferite, un non luogo che non esiste.

Se una volta l'adagio "se non c'è su Google allora non esiste nella realtà" dettava legge ora è possibile credere al "se non c'è sui social, allora non lo puoi nemmeno pensare".

Avevo chiuso i miei profili, ma ho notato che questo creava inquietudine in chi lo scopriva.

Pensavano fossi morto o in cura per qualche grave malattia...

Già, perché solo per motivi del genere smetti di esistere e di spiare chi ti sta attorno.

Li ho riaperti per non vedere più persone che sembravano terrorizzate quando mi incrociavano nel mondo reale, neanche fossi un fantasma.

Ho ricominciato a postare, pur sapendo che ciò che scrivo non serve a nulla.

Nessuno smetterà di usare i social dopo avere letto le quattro parole che metto in fila. Non ho tutto questo potere. Del resto, “senza social sei tagliato fuori".

E nemmeno le notizie riguardanti ragazzi giovanissimi in crisi da astinenza da social, l'aumento di suicidio in certe fasce di età o il continuo allarme sul crollo di ogni relazione sociale hanno il ben che minimo effetto su certi  ancora convinti che siano dei mezzi e non dei mondi (tossici).

Non basta credere che tutto dipenda da “come li usi”, perché in realtà a essere usato sei tu.

Per dare meno spazio e importanza ai social non serve la propaganda sul social, ma dobbiamo elaborare un nuovo immaginario, qualcosa che ci dia l'opportunità di accedere a un mondo senza dipendenze da tecnologia.

È possibile? Al momento non credo perché... senza non esisti.

Prendere casa dove finisce l’algoritmo significa abitare la soglia, sapendo che là fuori c’è ancora chi confonde lo schermo con la realtà. Ma almeno, da lì, si può vedere il muro e trovare la crepa.

Letture consigliate:

Nello sciame. Visioni del digitale, Byung-Chul Han.

Il capitalismo della sorveglianza, Shoshana Zuboff

Nuova era oscura. La tecnologia e la fine del futuro, James Bridle

Nonluoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità, Marc Augé.

Che cos’è un dispositivo? Giorgio Agamben

Contro Steve Jobs. L’ideologia californiana e i suoi disastri Evgeny Morozov.

Come scomparire. Note su resistenza e fuga nel mondo moderno, Jenny Odell.

24/7. Il capitalismo all’assalto del sonno, Jonathan Crary.

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