martedì 3 maggio 2016

Un buon libro.

Riporto una mia recensione apparsa su Non Solo Gore, il meraviglioso portale con cui ho il piacere di collaborare.
Vi consiglio di leggere Lovecraft's Innsmouth.



Quand'è che tutto è andato a rotoli? Io non ci capisco più nulla, sapete indicarmi qual è il momento in cui, dal bordo dell'abisso, abbiamo deciso che fare piccoli balzi, o grandi passi se preferite, fosse una buona l'idea? Forse, era meglio se abbracciavamo un cactus. Fermiamoci un attimo e ragioniamo, non siamo inarrestabili come la stampa di Orson Welles, stop alle tastiere da casa, non improvvisiamoci Santa Inquisizione per eseguire sentenze sommarie dal braccio secolare dei social.
Smettiamola con le risse da pesi piuma allevati dal web e le messe gridate dal pulpito dei massimi esperti.
Dobbiamo fare qualcosa di più.


Con la formula del “tutti inclusi”, stiamo lucidando le maniglie al Titanic, perdonatemi la citazione di un buon Palahniuk d'annata, ma andare a fondo non è la soluzione. Non siamo tanti piccoli Leopardi Giacomo, non coliamo a picco nell'Infinito, ma in una palude di melma e il naufragar non è dolce in questo mare.

L'appello al fare degli uomini forti, brilla quanto una pepita di pirite. Come possiamo credere ai partiti che, a suon di chiacchiere, hanno glassato il buon senso con uno strato geologico di parole.
Meglio se ci fermiamo e ci occupiamo di letteratura.
Oggi parliamo di Horror, quello vero, non i sogni flautati di adolescenti troppo anziani. Storcete con calma il naso per le vostre ragioni e giudicatemi male, ma qualcosa l'ho imparato anche grazie a un genere di poca Cultura per una buona fetta del Bel Paese Italia.
È immondizia moderna? Certo, come l'Inno alla Gioia è una suoneria per smartphone.
Sono un impertinente, i classici non si maltrattano. Si possono fare cover, remake e quant'altro, ma sfotterli mai.

Sotto la viscida patina rossa delle morti gratuite c'è molto di più. L'assassino con maschera bianca e coltellaccio non muore mai, non perché ha la fortuna di ammazzare ad Halloween, né perché sia a prova di proiettile, ma rappresenta il Male, quello che non si può sconfiggere e che da secoli tormenta l'umanità. Non è che gli zombie, mi raccomando quelli in bianco e nero di Romero, possano essere una critica alla società? Un'orda morta che pensa solo a sfamarsi, non è poi così diversa dalle zucche vive che pensano solo a consumare. The Walking Dead lasciatelo perdere, i morti ambulanti sono un problema trascurabile rispetto agli umani, tutta la serie sembra l'ideale secondo tempo de Il Signore delle Mosche.
 
 
E questi sono solo i primi esempi che mi vengono in mente, ma ce ne sono molti altri.
Non è l'arte che raffigura concetti attraverso rappresentazioni che, detto alla Hegel, è l'apparire sensibile dell'idea?
Meglio se la smetto, altrimenti finirò per scrivere che l'Horror è arte.
Non ne siete convinti? Datemi solo un'opportunità e vi farò conoscere un autore di cui non potrete più fare a meno: Claudio Vergnani.



Preceduto dal primo capitolo di Cthulhu Apocalypse, il romanzo riprende e amplia quanto già narrato. Claudio e Vergy sono i protagonisti. Non si tratta della solita strana coppia, l'uno all'opposto dell'altro, uniti da qualche strana alchimia ma, pur sembrando così diversi, possiedono lo stesso temperamento che declina nel pensiero per Claudio e nell'azione per Vergy. Entrambi hanno una formazione militare, un passato recente farcito di succhia sangue straccioni e un presente trascorso tra stenti e strani uomini-pesce.

Non sono dei perfetti estranei. Hanno già fatto coppia nella trilogia dei vampiri (Il 18° vampiro, il 36° giusto e L'ora più buia). Lovecraft's Innsmouth si può leggere anche senza essersi intrattenuti sulle pagine dei titoli menzionati, ma sappiate che avere la fedina da lettore immacolata costituisce reato.

Se Claudio è profondo, sensibile e capace di provare empatia, Vergy è un filosofo (forse), orientato all'azione e che dispone di una colorita capacità espressiva e di una efficace capacità argomentativa di violenza e cazzotti.

I due sono assunti come guardie del corpo dal professor Brandelli per accompagnarlo nella sua permanenza al parco Lovecraft's Innsmouth e scoprire se si tratti di una baracconata stile Disneyland dell'orrore o piuttosto della residenza terrena di Dagon, una divinità maligna del panteon creato da H. P. Lovecraft.
 
 

Credo sia il caso di lasciare la parola a Vergy per conoscere da vicino uno dei Grandi Antichi.



“Tra tutti mi pare il meno sottile. Il meno Bizantino. Non che i suoi compari siano dei geni, intendiamoci. Ma lui è più diretto e prevedibile. Non voglio dire proprio uno zoticone ma di sicuro uno che non sfigurerebbe in una gara di rutti. Il suo modo di pensare è abbastanza elementare. Vuoi pesce? Vuoi figa? Adorami e li avrai entrambi. Non lo vuoi fare? D'accordo, ballo un po' sull'obelisco e poi ti faccio un culo così. Per quei tempi, quasi onesto.”



Già, per quei tempi. L'orrore ha cambiato pelle dall'inizio del '900, ma è rimasto a pascolare sulla terra. Vergnani non sfotte un classico, non fa un remake in HD di The shadow over Innsmouth. Quindi, cosa fa esattamente? Una versione forbita della risposta è che dialoga con la tradizione che lo ha proceduto.
 
Prima di trascendere al livello della classica calcistica puristi vs contaminatori, tiro fuori il cartellino rosso e mando subito negli spogliatoi i più caldi da ambo i lati. Durante la lettura, anche i lettori più esigenti e attenti, si renderanno conto che l'autore non ha fatto una zuppa buttando nel brodo ingredienti a caso, per la serie tutto sfama e da sapore, ma ha cucinato sapendo quali pezzi scegliere per servire un piatto d'alta cucina, condito con il suo personalissimo apporto.
 
Dicevamo, agli inizi del '900, almeno secondo H.P. Lovecraft, l'orrore aveva un taglio “cosmico”, era altro. Sovrapposta alla realtà persiste una dimensione maligna che si manifesta con l'estraneità di una dimensione orrida. Nei racconti del solitario di Providence, spesso si tratta di pericoli sepolti o brevissime incursioni, ma sono il sicuro preludio per drammi di portata planetaria e vengono disinnescati con l'apporto della scienza, l'unico sapere positivo in grado di opporsi alla volontà distruttrice di una magia oscura. Nonostante il destino dell'umanità fosse a rischio, le minacce sono nascoste dietro “un muro impenetrabile di roboanti avverbi”, mai mostrate nella figura intera. Nei racconti il limite è giustificato con le ridotte capacità cognitive dell'uomo, nel caso dello scrittore non è incapacità, ma la maestria nel suggerire l'orrore per amplificare paure profonde.


Nell'epoca delle esplorazioni spaziali è possibile che un'entità aliena attraversi il continuum spazio tempo e si metta a commerciare adorazione o proporre patti scellerati con i terrestri, magari di un piccolo villaggio, senza che nessuno se ne accorga?

Attualizzare non significa inserire qualche messaggio con cellulare, dare una svolta alle indagini con un pc e pochi secondi di connessione o far brandire ai “guerrieri” armi automatiche.
Vergnani fa ovviamente qualcosa in più. Colloca l'immaginario di quasi un secolo prima e lo inserisce nel tessuto della realtà che ci circonda. Tutto prende le mosse da un luna park dietro a cui… se ve lo dico, vi faccio uno spoiler di dimensioni epiche e non credo sia il caso.



Lovecraft's Innsmouth ricrea in parte i meccanismi in cui l'orrore è celato come un velo che copre gli orizzonti, ma i lettori moderni hanno una fame vorace e l'attesa deve concretizzarsi in un appuntamento faccia a faccia. Allora, i due protagonisti vedono (molto bene) e interagiscono (senza limitazioni di sorta e regole di ingaggio) con l'orrore svelato nella sua natura “altra” e misera.

Bene, dietro all'apparire sensibile delle pagine del nuovo romanzo di Vergnani, quale concetto si nasconde? Nessuno, se non si è in grado di vederlo o la fragilità dell'umanità immersa nelle condizioni più scomode del peggiore dei mondi possibili, il nostro.

Più che la disperazione del tutto è perduto, i protagonisti hanno la lucidità e il disincanto necessario per bucare il velo di Maya che fodera gli occhi ai più; come gli scienziati di Lovecraft vedono e vivono la dimensione maligna. C'è da pensare che non abbiano gli stessi mezzi per ricacciarla a calci nel culo dal buco economico da cui è uscita?

Claudio e Vergy sono stati in guerra, hanno sconfitto vampiri, ora fronteggiano un branco ittico/antropomorfo, ma vivono ai margini della società, giusto qualche metro dietro le spalle degli ultimi. Non hanno le risorse per ritagliare per sé un pezzo del sogno italiano, un lavoro fisso, una casa arredata con le rate del mutuo e il sabato al centro commerciale? No, hanno tutti gli strumenti necessari per sconfiggere questo orrore: non scendo a compromessi. Non hanno venduto l'anima per trenta denari, fatto patti scellerati per un posto caldo, ma estremamente precario, da cui sfogare la propria rabbia sui social network, azzannarsi per molto meno di un tozzo di pane e vivere in preda ad allarmismi e paure ingiustificate.
 
 

La loro non è una vita facile, lo stesso Claudio sembra confessarcelo quando pensa.


“Sono capaci tutti di tenere duro quando le possibilità sono in equilibrio. È molto più difficile resistere quando tutto è perduto.”



Detto questo, meglio lasciare le fila dell'esercito e smetterla di combattere una guerra tra poveri. Smettiamola di lucidare le maniglie al Titanic, non aspettiamo che il naufragio sia completo, lasciamo i mezzucci a cui ci siamo affidati e iniziamo a nuotare verso la terraferma.


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