martedì 10 novembre 2015

La lunga notte di Victor Kowalsky

Due articoli al prezzo di uno? No, in occasione della pubblicazione del cortometraggio La lunga notte di Victor Kowalsky, ripropongo con la stessa grafica un mio articolo apparso il 10 Gennaio 2014 sulla Home Page di Nero Cafè.
 


Locandina VictorCome un foglio bianco.
Talvolta mi chiedo cosa posso fare per essere “migliore”, non di altri sia chiaro, ma per migliorare me stesso. Nel corso degli anni ho sentito varie formulette, consigli pratici e non, ho letto complicati libretti d’istruzioni corredati da terribili illustrazioni per “montare” le buone azioni, per non parlare delle ricette di vita con cui cucinare un’esistenza cotta a puntino o contorte filosofie per giustificare qualunque cosa.
Ecco, non che voglia essere polemico, ma non sono servite a nulla. Così, alla fine mi sono limitato a fare il classico esame serale; tanto per intenderci è quello che si fa con la testa appoggiata sul morbido cuscino e si ripassano le azioni e i pensieri che ci hanno accompagnato nel corso del giorno. Incurante della diagnosi del dott. Dostoevskij – la coscienza stessa è una malattia – mi sono esposto al contagio e, poiché soffro d’insonnia, mi sono ammalato gravemente; la notte è così diventata un enorme foglio bianco. Dopo avere passato al microscopio la mia giornata, non faccio altro che scrivere i miei buoni propositi, per vederli svanire alle prime luci dell’alba.
 
Fotogramma la lunga notte
 Ormai la mia è una malattia cronica e, notte dopo notte, come Sisifo, continuo a far rotolare il mio masso, sapendo molto bene che non si può prevedere cosa ci accadrà, quali prove dovremo affrontare e come reagiremo. Non possiamo anticipare eventi, immaginare situazioni, né riuscire a calcolare tutte le conseguenze o sapere sempre quale sia la scelta migliore.
L’imprevisto è dietro l’angolo e in certi casi potremmo anche reagire come delle persone che non vorremmo essere.
Perché tra essere e voler essere c’è sempre una differenza.
Allora, come comportarsi quando si viene sconfitti dalle circostanze? Galleggiare in un mare di angoscia e spargere più lacrime che gocce di pioggia in una tempesta? O non è forse meglio dimenticare e ricominciare?
 
Fumetto VictorSi potrebbe anche seppellire il tutto nel profondo e concludere la sepoltura con la lapide dell’indifferenza. Certo, si potrebbe anche fare… se non fosse che l’Io non è padrone in casa propria e l’inconscio gioca sempre brutti scherzi.
In questi giorni ci sono state un po’ di novità che mi hanno subito conquistato. La prima è stata la pubblicazione del fumetto Blood Washing, un lavoro partorito dal collettivo Electric Sheep Comics, di cui abbiamo parlato qui, e l’uscita del cortometraggio La lunga notte di Victor Kowalsky. Tra i due eventi c’è una relazione ed è Claudio Fallani, l’autore del racconto La lunga notte di Victor Kowalsky da cui è stato tratto un fumetto disegnato da Riccardo Iacono (contenuto appunto nell’albo di cui sopra), e un cortometraggio prodotto da Essi Girano, diretto da Stefano Poggioni.
Il lavorio interrotto delle tarme è ciò che strappa Victor dalla quiete del sonno, obbligandolo a confrontarsi con ciò che egli è veramente. Inizia così una processione di “ospiti” al suo capezzale con cui deve fare i conti. Amore, amicizia e legami famigliari prendono forme precise e gli rimproverano quello che è stato, le scelte che ha fatto e che lo hanno spinto a diventare quello che è.
 
Set Victor
 Quando tutto sembra volgere al termine, arriva il peggiore degli ospiti, quello che lo obbligherà a fare un vero e proprio viaggio all’Inferno.
Un fumetto breve che nella sua intensità è capace di colpire nel segno. A questo proposito le tavole di Riccardo Iacono ricreano l’atmosfera della situazione; il fumetto è in bianco e nero, ma la forte presenza del grigio introduce quella sensazione di indeterminatezza di cui l’angoscia si nutre e il tratto, con una presenza mirata e specifica, plasma dettagli che focalizzano l’attenzione sui personaggi.
Il cortometraggio è basato sul racconto di Claudio Fallani. La sceneggiatura è di Claudio Fallani, Alessio Poggioni, Elena Poggioni e Stefano Poggioni. Nei circa trenta minuti di pellicola la narrazione ha un respiro più ampio e inserisce alcuni elementi che approfondiscono la vicenda di Victor. Da segnalare una sostanziale differenza nell’inizio; a risvegliare Victor non sono più i tarli, che nel fumetto ben rappresentavano il lavorio della coscienza, ma un televisore nei confronti del quale il protagonista è sia invitato che spettatore. La dimensione “intima” del tormento non si è persa – Victor è ancora spettatore di se stesso – e lo schermo ha la funzione di accogliere la propria proiezione, la coscienza che ha di sé.
 
Dal set di Kowalsky 3
Da anni le grosse produzioni di film horror sono in crisi. Sempre più spesso vengono proposti remake che non aggiungono nulla di nuovo e, in alcuni casi, fanno addirittura rimpiangere gli originali. Spesso si tratta di lavori molto superficiali in cui gli effetti speciali servono a distrarre lo spettatore dalla mancanza di atmosfere di angoscia e paura, caratteristiche proprie del genere.
Questo cortometraggio riesce a ricreare l’anima del fumetto; una claustrofobia senza via di uscita come quella provata da Gregor Samsa nel racconto La metamorfosi di Kafka.
Toni cupi con predominanza del grigio che fanno risaltare l’interpretazione di Cristiano Burgio, capace di sostenere con la propria bravura un ruolo non facile e su cui si focalizza la totale attenzione dello spettatore. Buona la prova anche degli altri attori che “tormentano” Victor. Ferdinando Ferrini e Luca Massaroli danno vita ai tormenti, mentre Luciano Nelli interpreta il presentatore che intervista Victor riguardo il suo rapporto con i sogni.
Elena Poggioni e Giulia Pagliai hanno curato il make up e gli effetti artigianali, mentre Alessio Barzocchini si è occupato degli effetti digitali. Il team ha ottenuto un ottimo risultato che incrementa ancora di più il valore del cortometraggio “esibendo” effetti speciali di buon livello.
Una pellicola adatta a chi ama indagare sull’inferno della condizione umana alle prese con i sogni, gli incubi, la coscienza e ogni altro tormento partorito dall’anima.
 
La recensione è finita. Vi posto il link  di comingsoon.it che lo ha pubblicato in esclusiva qui.
 
La lunga notte di Victor Kowalsky, regia di Stefano Poggioni, con Cristiano Burgio, Ferdinando Ferrini e Luca Massaroli. Una produzione Essi Girano e Electric Sheep Comics, anno 2013, genere horror, 30 minuti circa, colore.
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