lunedì 4 aprile 2016

Non tutti sanno che...




Nel copione del Terzo Uomo, Orson Welles “regalò” la paternità degli orologi a cucù agli svizzeri, secondo il regista questo era l'unico frutto degno di nota di cinquecento anni segnati dall'amore fraterno, la democrazia e la pace. Mancano solo il cioccolato, le banche e i coltellini multiuso per chiudere in bellezza il circolo vizioso dei pregiudizi ed è possibile archiviare la Svizzera come un paese in cui andare in gita alla domenica, magari per fare rifornimento di cioccolata e soldi, rilassandosi tra le montagne ed elogiandone l'impeccabile precisione e il puntuale senso civico.
 Ma è davvero così?
Innanzitutto, l'orologio a cucù fu inventato in Germania e la Svizzera non è uno stato che esiste solo la domenica o giusto per chi ama le vacanze in alta quota.
E noi italiani?
Sempre secondo Orson Welles sono bastati i Borgia, trenta anni di guerra con contorno di terrori omicidi e stragi per avere Michelangelo, Leonardo e dare il via al Rinascimento.
  
Siamo un popolo di poeti, santi e navigatori, nella versione ridotta, perché la versione estesa riportata sulle facciate del Palazzo della Civiltà del Lavoro, il colosso quadrato dell'Eur a Roma, recita:
Un popolo di poeti di artisti di eroi/di santi di pensatori di scienziati/di navigatori di trasmigratori.

Retorica auto celebrativa e incubi architettonici a parte, qualcosa di vero c'era ma oggi chi siamo?
Poeti, quelli veri, in pochissimi li leggono ancora, ci sono parecchi surrogati meno nobili quali bardi, canzonettari e simili che tendono a rimbambire chiunque li ascolti. A santi siamo messi male, nemmeno più proviamo a essere onesti, figuriamoci se ci passa per la testa di essere virtuosi, invece per i navigatori – quando non sono degli Schettino nautici e non – ne abbiamo in abbondanza; ci sono un sacco di italiani che partono ma per abbandonare la nave che affonda.
Ormai l'Italia è un paese pesante, che sprofonda ogni giorno di più in una melma di idiozia e ignoranza. Alcuni se ne vanno all'estero in cerca di fortuna o considerazione? Fanno bene e lascino parlare tutti quei capitani che starnazzano sull'ingratitudine di abbandonare il suolo natio.
Perché dare retta a chi sta distruggendo senza alcuna vergogna quel poco di buono che c'era rimasto? Per tradizione ad affondare con la nave dovrebbe essere solo il capitano che ha tracciato la rotta, non tutti i passeggeri.
Ma lasciamo stare, anche se la situazione è grave non è ancora il momento in cui dobbiamo preoccuparci. Il mio è un blog senza alcuna pretesa se non quella di stra-parlare di quanto di buono mi imbatto tra libri, fumetti e cinema.

Oggi voglio parlare di Gaspare Orrico, un artista che ho avuto la fortuna di incontrare nelle infinite connessioni dei Social Network. Per il suo identikit minimo si può scrivere che è calabrese, nato nel '78 ed è dannatamente bravo. Se non mi credete, date un'occhiata alle tavole che ho sparso per l'articolo e vediamo se riuscite a darmi torto. Purtroppo, anche lui come molti altri, per esprimere il suo potenziale è dovuto uscire dai confini del Bel Paese e approdare in America, per la precisione alla Crazy Monkey Ink. Prima di scrivere castronerie suggerite dalla mia passione e sostenute dalla mia scarsa competenza in materia, lascio la parola all'interessato.

Innanzitutto, grazie della tua disponibilità e benvenuto sulla home di Un dollaro e cinquanta.

- Per quanto incredibile, in rete c'è ancora chi non considera gli altri sino a quando l'intervistato non snocciola il proprio pedigree di studi, scuole, specializzazioni e tutto il resto. Vuoi parlarci del tuo percorso che ti ha portato a diventare un disegnatore?



“Volli fortissimamente volli”. Potrei risponderti così, ma non sarebbe giusto risponderti solo così. Fin da piccolo ho divorato fumetti di ogni tipo da Batman a Tex, Topolino, Tiramolla. Questa passione per il fumetto è cresciuta insieme alla mia mia passione per disegnare che mi ha portato a frequentare il Liceo artistico, per imparare le basi per poi muovere i miei primi passi sperimentando tecniche senza frequentare nessuna scuola del fumetto, perché ero alla ricerca di un mio stile, di una mia sintesi personale. Ho frequentato diversi studi di grafica, ho cominciato la mia carriera con delle fanzine, copertine di libri. Con l’esperienza ho capito che il mio stile non era prettamente italiano, quindi ho iniziato a inviare i miei portfoli a case editrici americane. La mia prima esperienza lavorativa per l’America è stata con la Ancana Comics, per poi arrivare alla Crazy Monkey Ink. con cui collaboro già da diversi anni.

- Ti seguo su facebook, molto spesso vedo le tue tavole. Chi sono gli artisti a cui ti ispiri e quali sono per te i lavori che è indispensabile leggere?

Allora, sono diversi gli artisti di riferimento, certamente come si può notare dal mio stile, Frank Miller ha avuto una grossa influenza, si potrebbe dire che è il mio punto di partenza per poi arrivare ai mitici Todd Mcfarlane, Erik Larsen, Jim Lee, il primo Nicola Mari, Max Frezzato, Gianni DeLuca. Ci sono altri maestri che seguo ma credo che questi siano quelli che più mi hanno influenzato. Si potrebbe dire che seguo la strada della notte. Se devo consigliare qualche fumetto da leggere credo che assolutamente si debba leggere la miniserie di Sandman Ouverture di Neil Gaiman e di J.H. Williams III. L’Amleto e Romeo e Giulietta di Gianni DeLuca.

- DeathSquad, Mr Happy per Crazy Monkey Ink, Monstera Menagerie per Headshrinker's Press... Parlaci dei tuoi lavori e, mi raccomando, non dimenticarti di farci sapere cosa ci aspetterà nel prossimo futuro.

Sono diversi mesi che ho finito di inchiostrare il secondo numero di Deathsquad-0, adesso è in fase di colorazione, in questo momento sto realizzando delle storie brevi dei singoli protagonisti di Deathsquad-0. Per quando riguarda Mr. Happy, anche questo è in fase di colorazione e in preparazione un'altra storia di questo personaggio. Devo dire grazie soprattutto  al mitico Mr. G., straordinario editore che mi ha dato la grande occasione di scrivere e disegnare una nuova avventura di questo personaggio che si ispira molto ai film di azione anni '90. Per quando riguarda Monstera Menagerie per Headshrinker's Press è un progetto molto particolare, si tratta di un libro di mostri da colorare, un modo di esorcizzare i nostri mostri interiori. Progetti per il futuro, sono diversi. Ho appena iniziato una nuova sfida, insieme ad altri artisti calabresi abbiamo dato vita al primo collettivo di disegnatori cosentini, cioè il Dead team. Abbiamo presentato il nostro gruppo al Cosenza Comics. Il punto di partenza per cercare di promuovere l’arte del fumetto e in un prossimo futuro riuscire magari a dar vita a una casa editrice che pubblichi buoni fumetti indipendenti.


- Oltre alle tue creazioni, quale personaggio dei fumetti ti piace interpretare?
Mi divertono Batman e Joker, sono personaggi così iconici. Ultimamente mi sono appassionato a Sandman di Neil Gaiman, sarebbe meraviglioso, un sogno riuscire a disegnare in un futuro questo personaggio.



- Hai qualche consiglio per chi vuole iniziare la carriera del disegnatore?

Dare consigli non è il mio forte, l’unica cosa che posso dire è di cercare di disegnare tutto il giorno tutti i giorni.
Grazie della disponibilità e buon disegno.
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