mercoledì 24 agosto 2016

Se lo spingo, rotola.




“Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca, sei la canticchiante e danzante merda del mondo!”

Avete mai visitato il sito dell’Istat? Ho scoperto che esiste una “Nomenclatura e classificazione delle unità professionali” ed è l’elenco ufficiale da consultare in caso di dubbio per la compilazione della voce “professione” della carta di identità che, giusto per ricordarlo, è un documento, mica l’iscrizione a un social network.
Tra le voci ammesse esiste anche “Scrittore”.


Pare che lo stato o, nello specifico, l’addetto/a all’anagrafe del comune di residenza, sia così tollerante da non richiedere alcuna testimonianza di quanto dichiarato. Insomma, non devo portare almeno un libro stampato da una casa editrice per dimostrare che io sia o meno uno scrittore.
Quello che interessa davvero è che non commetta atti illeciti e che, pur essendo in Italia, paghi tutte le tasse.

Paolo Rossi, il comico e non il cantante, qualche anno fa raccontava un aneddoto; veniva fermato da una pattuglia di Carabinieri che, riconosciuto il cognome, chiedeva se era fratello del centro avanti. Ne seguiva una interessante disquisizione sull’utilità di dare un nome diverso a tutti i figli ma la parte migliore arrivava quando veniva esaminata la dicitura riportata al mestiere di Comico (anche questo viene contemplata nell’elenco dell’Istat).
A Paolo Rossi, per testimoniare che fosse veramente un comico, veniva chiesto dove erano le ballerine e per quale motivo non stessero viaggiando con lui.
“Se ero un geometra, dovevo portarmi dietro i muratori?” questa la sua risposta.

Ho notato che molti cittadini sono ancora più scettici di San Tommaso delle forze dell’ordine della gag. Se ho l’ardire di dichiarami scrittore, subito mi viene chiesto se mi pubblicano o se mi pagano.
Se rispondo di no o che ho pubblicato con piccole case editrici allora, per essere ritenuto maturo e responsabile, devo dichiarare che lavoro faccio per vivere.
Quindi, che mi piaccia o meno, devo essere il mio lavoro e non posso e, soprattutto, non devo dire cosa mi piacerebbe fare della mia esistenza.
Per molti devo solo essere un impiegato e stare dietro a una scrivania.
Semplice, no?


Ci sono alcune cose che faccio e per cui non vengo pagato, quindi se estendo il ragionamento del come ti guadagni la pagnotta, ne viene fuori qualcosa di curioso, ad esempio:
-          Non sono pagato per vivere, quindi sono morto.
-          Non sono pagato per amare, quindi non sono un figlio, un marito e un padre.
-          Non sono pagato per pensare, quindi sono una persona semplice
Ma è chiaro che sto travisando, solo per fare della facile ironia. Però mi sto divertendo, così faccio un passo avanti.
Se mi pagano per fare lo scrittore, mi viene da pensare che più soldi ricevo e più sono scrittore, giusto?
No, non credo e mi sembra un metro un filino riduttivo riportare ai soldi le ambizioni e l’operato di qualcuno.


Se sono onesto, non rubo. Se sono bravo, faccio del bene a tutti quelli che incontro e così via; se sono, non passo il mio tempo a elencare con le chiacchiere le mie qualità, ma le pratico con garbo e senza clamore.
Credo che il problema non sia di natura economica ma di semplice educazione e buonsenso.
Mi credo o sono uno scrittore? Benissimo, nulla di male.
Non pubblico nulla? Sono solo un agente assicurativo come Kafka?
Sono così presuntuoso da auto pubblicarmi? Nietzsche era solo un professore di filologia in congedo?
Sia chiaro, non siamo tutti così bravi ma basta il proverbiale cum grano salis, giusto quanto basta, per condire al meglio la convivenza.
Smettiamola agli altri di dire cosa devono essere e, già che ci siamo, non assilliamo tutti con le nostre parole.


Se vuoi essere uno scrittore, scrivi e dai il meglio per ogni singola riga. Puoi anche promuoverti, ci mancherebbe, se non credi in quello che fai meglio se non perdi tempo, ma fallo senza trasformarti in un piazzista e capire che in fondo:

“Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca, sei la canticchiante e danzante merda del mondo!”


Eccoci arrivati alla fine con il solito disclaimer.
Questa è una mia opinione, non ha alcuna scientificità e non avanza pretese di verità e, come tutte le opinioni, te la puoi dimenticare al prossimo link.
Per tutto il resto, buona giornata.
Posta un commento