giovedì 10 novembre 2016

Collezionismo e pallottole

Ripropongo una mia intervista a Victor Gischler per l'uscita de Il gioco del Suicidio, apparsa in rete nel dicembre 2014*.


Collezionismo e Pallottole.

Durante un’asta di Sotheby’s a Parigi è stato venduto il manoscritto autografato de Il mito di Sisifo di Albert Camus. Un’opera scritta dall’autore nel corso della Seconda Guerra Mondiale mentre, assieme a Sartre e molti altri intellettuali francesi, era impegnato nella resistenza contro l’occupazione nazista. È stato uno dei primi titoli che ha stravolto la mia esistenza da lettore e fu l’inizio della mia avventura tra le pagine de Lo straniero, La peste e La caduta, tanto per citare qualche titolo.


Mi ricordo che in quegli anni mi avventurai alla ricerca di qualche autografo dello scrittore, ma la mia curiosità si schiantò su cifre che viaggiavano sull’ordine di migliaia di euro. Ben poca cosa se paragonate ai 404 mila euro sborsati dalla Librairie Benoit Forgeot per spuntare la concorrenza e assicurarsi il prezioso manoscritto. Certo, una cifra importante, ma se si tratta di qualcosa di unico, “un oggetto da collezione vale quanto un collezionista è disposto a pagarlo”.


Con questa citazione entriamo nel vivo de Il gioco del suicidio, il nuovo romanzo di Victor Gischler, in cui un piccolo tesoro da un milione di dollari turba l’intera città di Mobile, Alabama. Tutto inizia nel ’54 a New York City, per la precisione sul set di Quando la moglie è in vacanza. Portato ad assistere alle riprese dal padre Horace, il piccolo Teddy riesce a concentrare gli autografi di Joe DiMaggio, Marilyn Monroe e Billy Wilder in una figurina del giocatore dei New York Yankees.
Nel 2002, durante una trasmissione televisiva, la stima del cimelio viene fissata a 100 mila dollari e assicurato con la compagnia Marvin & Strauss.

Ai giorni nostri, Teddy Folger architetta una truffa per farne accrescere il valore e intascare i soldi dell’assicurazione e il ricavato di una competizione tra due pericolosi collezionisti nipponici. Conner Samson è un uomo che ha sprecato una carriera da giocatore di baseball, rovinato dalle troppe scommesse sbagliate ed è ancora innamorato di Tyranny, un’amica del liceo. Si ritrova impigliato in questa faccenda accettando un lavoro per un’agenzia di riscossione. Nel tentativo di racimolare un po’ di grana e sfuggire alle insistenti attenzioni di Otis il grasso, l’esattore dell’allibratore Big Rocky, deve recuperare la Electric Jenny, una nave di proprietà di Teddy Folger e di cui non sono state saldate alcune rate.

Una storia pulp-noir condotta con maestria tra pericolosi affiliati alla Yakuza, ex agenti dell’agenzia di sicurezza degli Stati Uniti, “nerd” e improbabili commercianti d’arte. Assieme a Joe R. Lansdale e Don Winslow, Victor Gischler è una delle voci più interessanti del panorama letterario statunitense. Ha esordito nel 2001 con La gabbia delle scimmie, seguito da Anche i poeti uccidono, Notte di sangue a Coyote Crossing, Sinfonia di Piombo, Black City. C’era una volta la fine del mondo, di cui attendiamo il seguito, Salutami Satana scritto con Anthony Neil Smith. Inoltre è sceneggiatore di fumetti come i nuovi X-Men, Wolverine, The Punisher e Deadpool, ma anche di graphic novel come Clown Fatale e Kiss me Satan. Si tratta di un autore unico, verso cui nutro una profonda stima e di cui consiglio sempre la lettura. Uno scrittore di razza, capace di costruire trame esplosive condite da personaggi tanto letali quanto grotteschi la cui indole violenta li spinge in situazioni assurde, raccontate con forti dosi di umorismo.

Detto questo, ho il piacere di dare il benvenuto a Victor Gischler.

Innanzitutto ti ringrazio per la tua diponibilità.

Nelle tue opere riesci a mischiare componenti noir e hard-boiled con atmosfere pulp e toni da commedia nera. Una caratteristica che mantieni pur attraversando diversi generi letterari; dal post apocalittico Black city, alle atmosfere quasi western di Notte di sangue a Coyote Crossing, passando attraverso a noir come La gabbia delle scimmie e Sinfonia di piombo. Al di là della finzione vera e propria, questa tua caratteristica è dovuta a un odio verso i tuoi personaggi o, come è più probabile, rappresenta una rilettura della realtà in cui viviamo?

VG: in parte, penso di dover ammettere che è molto difficile fare qualcosa di nuovo in un romanzo di questi tempi. Sembra quasi che tutto sia già stato scritto. Così lo humor è il mio modo per dire: “Hey, guardate, noi stiamo facendo uno di questi romanzi. Allora, perchè non divertirci mentre lo scriviamo. Per i personaggi, gli eventi della storia sono mortalmente seri, ma per i lettori e gli autori tutto diventa uno spettacolo per il nostro divertimento. Arriviamo dritti al punto, ridiamo e diciamo: “guarda questi matti.” Ma poi, a un certo punto, fiduciosamente ci importa di queste persone e iniziamo a sperare che possano sopravvivere. Una “reinterpretazione della realtà” come tu dici, ma anche una reinterpretazione di un genere e di come lo vediamo.


Ne Il gioco del suicidio una parte della vicenda si spinge nel mondo dei “nerd”. Data la tua esperienza ti chiedo: esistono delle differenze tra sceneggiare comics e scrivere romanzi? Nel caso, quale dei due ti diverte di più?

VG: mi divertono entrambi. Quando collaboro con un buon disegnatore, amo vedere come interpreta quello che scrivo. Mi piace questo tipo di collaborazione. Ma mentre scrivo un romanzo, sono completamente solo e mi piace anche esserlo. Spero di riuscire a fare sempre entrambe le cose.


Penso che la tua sia una scrittura altamente visiva. Al momento qualcuno dei tuoi romanzi è stato opzionato per diventare una pellicola? Oltre a questo/i, quale vorresti vedere sul grande schermo e interpretato da quali attori?

VG: veramente tutti i miei romanzi sono stati opzionati in un tempo o nell’altro… tranne Il gioco del suicidio. Insomma, questo romanzo è sfuggito alle attenzioni di Hollywood. Ah, e anche il mio più recente romanzo Ink Mage non è stato opzionato nonostante io ne abbia parlato casualmente a qualche persona. Penso che mi piacerebbe davvero molto vedere Black City sul grande schermo. Sarebbe molto divertente. Ma se qualcuno dei miei libri diventerà davvero un film sarebbe un miracolo. Le persone promettono sempre cose che non accadranno mai. Ma chissà? Forse un giorno “il cavallo canterà”.


Quando hai iniziato a scrivere e da dove trai ispirazione per le tue storie? Hai sempre saputo di essere uno scrittore o è una consapevolezza che hai maturato nel tempo?

VG: ho sempre amato le storie e scrissi la prima già da bambino, in prima elementare. Era sanguinaria e ridicola. Sono un grande fan del cinema e prendo buona parte della mia ispirazione dalle pellicole. Forse questa è la ragione per cui il mio stile narrativo è cinematografico.


Quale consiglio daresti a chi inizia a scrivere?

VG: leggete molto e leggete una gran varietà di cose. Siate aperti alle critiche e ai consigli  che provengono dalle persone di cui vi fidate. Siate pazienti, ma non fermatevi mai.


Progetti futuri? Leggeremo presto qualche tua opera in Italia?

VG: al momento sto lavorando a The tattooed duchess che è il seguito di Ink Mage e il prossimo libro nella trilogia A fire beneath the skin. Ho anche completato un crime thriller chiamato Stay per la Thomas Dunne, una sigla editoriale della St. Martin’s Press, che verrà pubblicato la prossima estate. Sono molto grato ai miei lettori italiani, ma decideranno gli editori italiani cosa arriverà prossimamente.

Ringraziamo Victor Gischler per aver risposto alle nostre domande e gli auguriamo Buona Scrittura!
VG: e grazie a voi!





*Nero Café
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