venerdì 16 dicembre 2016

Benvenuti alla scuola del dispetto




Non avevo intenzione di parafrasare Paul Ricoeur ma il titolo mi è venuto così, come se fosse giusto. Allora, Paul Ricoeur è colui che ha coniato la dicitura “la scuola del sospetto” per mettere sotto lo stesso tetto Nietzsche, Freud e Marx. Tre maestri di critica mica da ridere che hanno svelato rispettivamente: quanto ogni Verità sia solo una menzogna, l’identità psicologica sia un soggetto poco razionale e ogni ideologia la maschera dietro a cui si nasconde l’interesse di chi possiede il capitale.


Nonostante il mio sia un riassunto molto essenziale ed estremamente superficiale, spero basti a far intendere che la scuola del sospetto non sia solo una astratta interpretazione per rinchiudere alcuni pensieri in un insieme interdisciplinare ma, se non si eccede con la critica, una buona abitudine per smascherare molte delle bugie che quotidianamente ci addormentano i neuroni.

I tre di cui sopra sono vissuti tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Per diversi motivi non si sono lasciati ammaliare dalle sirene tentatrici di una società “ipocrita” e hanno guardato oltre all’apparenza, mostrandoci quanto la realtà fosse cosa ben misera e pilotata da subdoli concetti travestiti da nobili ideali.

Nichilismo, Psicanalisi e Materialismo storico possono anche non essere pane quotidiano per tutti, ma prima o poi questi concetti sono filtrati nei pensieri di molti, anche di chi non vuole proprio pensarci, e influenzano il modo di pensare e di essere della stragrande maggioranza di noi.


Per non uccidervi di noia, la faccio breve: la critica è lo strumento che ci permette di essere liberi.
A circa un secolo da queste lezioni, cosa abbiamo imparato, cosa siamo diventati?

“Siamo diventati indifferenti/più poveri, più tristi/e meno intelligenti.”


Il verso è tratto dalla stupenda “È colpa mia” de Il Teatro degli orrori (A sangue freddo; 2009), calza particolarmente alla nostra condizione ma il problema è che la colpa, la responsabilità, non è solo mia, tua o sua ma di tutti. Abbiamo imparato a essere critici, abbiamo aggredito e smontato tutto non ci siamo fermati davanti a nulla e ci siamo posti in mezzo al nulla. I tre maestri ci hanno donato uno strumento potentissimo, ma noi ne abbiamo abusato distruggendo tutto e ora siamo seduti su una montagna di macerie.


Da critici siamo passati a essere cinici nel tempo di uno schiocco di dita, non approcciamo più con sospetto ma solo per fare dispetto a quel poco di buono che è rimasto. 

Pur essendo ipercritici abbocchiamo a ogni bufala che ci viene propinata, arriviamo a giustificare ogni porcata tirando in ballo rimozioni, proiezioni e chissà che altro, conosciamo – o crediamo di conoscere – ogni meccanismo truffaldino alla base dei mercati ma ci comprano con meno di trenta denari.


Siamo degli ingenui con un pessimo carattere, viviamo gomito a gomito ricercando l’amore ma finiamo sempre con il farci tutto il male possibile.

E non ditemi che non è vero.

Ma cosa accadrebbe se in tutto questo squallore da un Ospedale Psichiatrico Giudiziario saltasse fuori un altro Principe Myškin?


Curiosi? Allora leggetevi Il prezzo di Dario Villasanta, un romanzo riedito da Lettere Animate che in passato è già circolato tra gli scaffali con il titolo Angeli e folli. Una storia di strada che nel 2015 vinse il premio speciale Emotion al Premio Internazionale Città di Cattolica.

Pur essendo io una persona per cui i generi sono sempre e solo alimentari, mi rendo conto che esiste chi ha bisogno di etichette, quindi direi che è un noir ma nulla a cui siamo abituati. Ricorda nei toni e nello stile romanzi come Il fuggiasco di Massimo Carlotto e Clandestino di James Ellroy. Il prezzo non è una autobiografia ma è solo per l’intervento dell’autore e della sua fantasia che ha modificato – di poco – la realtà dei fatti – pur assicurando che personaggi come Domenico, Giulia, Marina, Sasha e l’enigmatico Dax esistono.


Ai cinici impegnati nella lettura, dico subito che questo noir on the road non ha alle spalle una trovata pubblicitaria alla Cannibal Holocaust, The Texas Chain Saw Massacre o The Blair Witch Project; non è una storia artefatta etichettata come vera, è più reale di quanto sembra e lo si capisce molto bene leggendo.

Un romanzo scritto con uno stile diretto e immediato che non si perde nella ricerca del consenso o del piacere del lettore; Villasanta non indugia con inutili orpelli per arricchire la scrittura, punta al sodo e ogni riga trasuda rabbia, amore e speranza provate in prima persona.


Dax aggancia Domenico davanti a una birra durante una fermata in una osteria Milanese, uno dei tanti porti dove trova riparo durante i suoi vagabondaggi notturni. Il primo è un uomo misterioso con un torbido passato alle spalle, l’altro è uno che ha perso tutto ed è in bilico sull’orlo del precipizio. Due solitudini gomito a gomito in una società indifferente, ma anziché assistere alla caduta del conoscente, Dax offre il suo aiuto per evitare il peggio. Con l’aiuto di Giulia e Marina, due prostitute, cercherà una rotta sicura tra le tempeste della strada e gli abissi della giustizia.

A breve leggerò anche Nella pancia del mostro, il naturale seguito de Il prezzo.

Il prezzo di Dario Villasanta. Lettere Animate Editore, 2016. 194 pagine, € 11,99.
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