domenica 22 gennaio 2017

Biancheria sporca.




Santa donna la madre di Forrest Gump ma si è dimenticata di dire a suo figlio che il “non sai mai quello che ti capita” non vale solo per i cioccolatini e la vita ma anche – e soprattutto – per le persone. A tal proposito vi racconto una storia.

Per tutelare la privacy dei soggetti coinvolti userò nomi di fantasia.


Era il ’74 quando il traffico impartì una lezione di vita a tutti i presenti in uno degli incroci più stretti e balordi della città in cui vivo. Non pensate a un’apocalisse automobilistica, niente di così grave, si trattò soltanto di un semplice e banalissimo ritardo semaforico. Comunque, quando scattò il verde, il primo della fila ci impiegò qualche secondo di troppo per partire, al punto che era ancora fermo quando Piero si mise a pestare il clacson e gesticolare per manifestare – non molto garbatamente – il proprio dissenso per la mancata partenza.


Piero era uno che camminava con il petto in fuori come Braccio di Ferro dopo aver divorato una scatola di spinaci, non era mai ragionevole, voleva aver ragione a qualunque costo, scattava per nulla e si inventava pretesti pur di fare la voce grossa lasciando intuire che non avrebbe avuto paura di menar le mani e poi non si preoccupava di apparire ridicolo pur di spuntarla con chiunque.

In poche parole, era l’antesignano dei mille leoni da tastiera dei social network.

Il tizio davanti diede un’occhiata allo specchietto retrovisore. Vide il siparietto aggressivo ma non lasciò correre, scese dal mezzo. Piero pensò fosse una buona occasione per esibire la coda come il pavone e mettersi in mostra, ma ancora prima di appoggiare il piede a terra si ritrovò una P38 sulla fronte.


Su cosa disse l’uomo armato ci sono diverse versioni, ma la più ricorrente nei resoconti che ho sentito è stata: “che cazzo hai da suonare?”.

Piero in merito non ricorda nulla, si stava – letteralmente – sporcando la biancheria intima.

Bene, fate sempre attenzione a chi avete attorno perché “non sai mai quello che ti capita”.


Ora, vi consiglio di guardare il corto che trovate qui sotto. Si intitola Dirty Laundry, diretto da Phil Joanou nel 2012, sceneggiatura di Chad St. John, con Thomas Jane - sì, ha interpretato Frank Castle/The Punisher nella pellicola omonima del 2004 – e Ron Perlman.


Lo avete visto? Bene, altrimenti addio al colpo di scena finale…

Prima della seconda serie di Marvel’s Daredevil su Netflix, questo corto è stata l’unica trasposizione cinematografica degna di nota del Punitore, uno dei miei personaggi preferiti.


È un progetto indipendente, a tutti gli effetti si tratta di un fan film (in rete ce ne sono di stupendi). Non sto a cianciare della regia, montaggio ecc ecc, anche Matt Murdock riuscirebbe a vedere che c’è dell’arte e anche della parte. Personalmente ho trovato due nei; la qualità degli effetti speciali durante lo scontro e la pessima scelta di inserire Why So Serious di Hans Zimmer come sottofondo musicale all’arrivo dello spacciatore, musica che fu usata per le apparizioni del Joker/Heat Ledger nel film di Nolan.


Per il resto nulla da ridire, davvero.


Thomas Jane era un volto adatto per interpretare il Punitore, non capisco tutta quella manica di criticoni che affossa la sua prestazione nel film del 2004. Era una pellicola a dir poco ridicola, vero, verissimo, ma non è dipeso da capacità recitative del cast, errata caratterizzazione del personaggio o una delle mille sciocchezze che mi è toccato sentire.


Il film fu tratto dal ciclo di storie proposte da Garth Ennis per rilanciare la testata del Punitore.

Il tentativo di trasporre sul grande schermo una sceneggiatura dell’autore irlandese e ripulirla abbastanza per farla digerire al grande pubblico, sarà sempre destinato al fallimento. Ennis scrive storie dai contenuti profondi, ma esteticamente eccessive, grottesche e non lesina nell’uso della violenza estrema, esibita sino al punto da disinnescarne l’effetto disturbante.

Storie con queste caratteristiche, se messe a mollo nell’ormai onnipresente politically correct, perdono di efficacia e bellezza.


Più o meno lo stesso problema che ebbe Daredevil con Ben Affleck. Cercare di trasformare una storia di Frank Miller in un polpettone più o meno allegro - buono per famiglie e ottimisti - fu una buona occasione per sprecare un sacco di dollari.
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