giovedì 19 gennaio 2017

Non uno di noi, ma uno dei tanti.




Come molti, quando sono nato non ho potuto scegliere se entrare o meno nella comunità cattolica e, senza il mio consenso, sono stato battezzato.

Ho così ricevuto la salvezza eterna? Quando mai, la mia anima è stata stuprata.

Ed era pure minorenne, molto minorenne.


Ora sono ateo, ma non ho passato buona parte della mia vita a ignorare il cristianesimo. Nel tempo ho cercato di conoscere a fondo il nemico e, tra le molte definizioni possibili, quella che più coglie l’essenza della religione dell’Amore è questa:

Cristianesimo. La storia di uno zombie ebreo venuto dal cielo nascendo da una vergine e che è padre di sé stesso e che, se mangi il suo corpo e gli comunichi telepaticamente che lo accetti come tuo unico signore, può farti vivere in eterno e liberarti da una forza maligna presente dentro di te per colpa di una donna nata da una costola che è stata convinta da un serpente parlante a mangiare una mela da un albero magico.”

Definizione presa con copia e incolla da Nonciclopedia e, già che ci sono, rivolgo tutta la mia stima all’autore di queste splendide parole.


Per quanto mi è stato possibile, ogni volta che mi si è presentata l’occasione, ho cercato di contrastare la diffusione e limitare i danni di questa nefasta credenza.

Se davvero pensate che la religione sia il collante della società, aprite un libro di storia e date un’occhiata, vi capiterà di trovare notizie di alcune civiltà che, pur non essendosi sviluppate all’ombra della croce, sono riuscite a prosperare ed eccellere senza la minaccia della dannazione eterna.


Insomma, se pensate che gli occhi di Dio o la residenza all’Inferno possano essere dei deterrenti per i peccatori – e i disonesti in genere – vi sbagliate di grosso.

Se vi siete distratti durante l’ultimo telegiornale o non avete letto attentamente il vostro quotidiano del cuore, sappiate che ai ladri fa paura la galera non Gesù.

Tanto per dire.



Credete che Gesù non sia un guardiano, ma il primo e l’unico che ha riscattato tutto il Creato dal peccato e spalancato le porte del Paradiso?

Mai sentito di parlare di Horus, Adonis, Mitra, Krisna, Zoroastro, Budda, Ercole, Prometeo, Dioniso, Attis, Quetzalcoatl? Una bella squadretta di calcio composta da undici tra dei e semidei, in cui il nostro nazareno è l’ultimo arrivato.

E, come tutti gli ultimi arrivati, non è un titolare… ma un panchinaro.


L’unico messia in cui sono disposto a credere è l’alieno beone Thomas Jerome Newton, il protagonista del romanzo L’uomo che cadde sulla terra di Walter Tevis e interpretato nel ‘76 sul grande schermo da un David Bowie in stato di grazia.


Sono un maleducato irriverente che brucerà per l’eternità tra le fiamme dell’Inferno? Va benissimo, come volete voi.

Proseguiamo con la recensione.

Nel nulla di una piccola cittadina di provincia appare un curioso individuo che baratta un anello per sessanta dollari. Questo è l’inizio dell’avventura di Thomas Jerome Newton, un alieno che è approdato sulla Terra e deve compiere un’importantissima missione dopo aver messo assieme una fortuna vendendo brevetti incredibili.


Trattandosi di un classico, esiste la possibilità che molti conoscano – più o meno – ogni singolo dettaglio della trama. Se così fosse, leggete il mio delirio senza paura, altrimenti saltate il paragrafo successivo perché ci sono molti quasi spoiler.


L’extraterrestre proviene da Anthea, un mondo contaminato da innumerevoli conflitti nucleari, e nella sua permanenza sul nostro pianeta deve costruire un’astronave con cui trarre in salvo gli ultimi trecento sopravvissuti della sua specie. Con l’aiuto dell’avvocato Farnsworth, l’alcolizzata Betty Joe e l’ingegnere chimico Bryce cercherà di raggiungere lo scopo per cui è stato addestrato. La sua missione però non è un semplice salvataggio, l’ultima parte del piano prevede che gli altri Antheani giunti sulla Terra influenzino le scelte politiche e militari dell’umanità per evitare che si estingua in un conflitto termonucleare. Thomas Jerome Newton è il messia di due popoli o il nuovo Icaro?


Un romanzo che, oltre a sondare gli abissi della solitudine e la fragilità umana (e non), è un’amara riflessione del presente e del prossimo futuro.

L’uomo che cadde sulla terra di Walter Tevis. Minimum Fax. 231 pagine, € 13,00. 2006, disponibile anche in formato digitale.
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