martedì 10 ottobre 2017

Dopo parecchi anni.


Quando ero giovane, per buttare qualche spicciolo dentro al portafoglio, lavoravo in una ditta che si occupava del rifornimento dei libri presso la grande distribuzione. Sembra chissà cosa, in realtà non facevo altro che caricare le nuove pubblicazioni sugli scaffali dei supermercati.
Sia chiaro, ero un commesso e, a conti fatti, quella è stata l’unica volta in cui sono davvero entrato nel mondo della letteratura. In fondo, ero quello che nel mobilificio ignorava tutto tranne i cartonati sulle mensole, quando c’era gente che scendeva in campo, non mi facevo distrarre dalle chiacchiere ma dai titoli sullo sfondo e se qualcuno mi invitava a casa sua ne ispezionavo la biblioteca.


A quei tempi avevo il desiderio di essere assunto in una libreria, sarà per quello che appena ne vedevo una finivo con il passare interi pomeriggi a perquisirla ma, nonostante parecchi curriculum, sono sempre stato scartato.
Forse non avevo la faccia di quello adatto a vendere carta o sembravo uno che conosceva sì tutto l’alfabeto, ma in ordine sparso.
Quando ormai avevo iniziato a non sperarci più mi arrivò una chiamata. Per via di un’emergenza, dovevo sostituire un commesso per ben 22 giorni.
Che dire, è stata uno delle esperienze più piacevoli che mi è toccato fare per quattro soldi.


Sino a quando non mi sono convertito agli ebook, mi sarebbe piaciuto avere una libreria tutta mia, una di quelle vere con una buona scelta di romanzi di qualità, non ricettari o stupidari vari e una clientela affezionata (e competente) con cui potersi confrontare.
Insomma, sognavo qualcosa di irrealizzabile e non tenevo conto di fatture da pagare, bilanci e molto molto altro.
Inoltre, non avevo mai neanche pensato a un nome per aprire i battenti e, di questa cosa, mi sono accorto quando per le mani mi è capitato Libreria Luigi di Stefano Caso.


Dato che delle mie aspirazioni e dei miei piccoli sogni non vi interessa, passo alle cose interessanti.
Non sento il bisogno di dire la mia su tutto e, tra i romanzi che leggo, recensisco solo quelli che mi sono piaciuti. Fatta questa piccola precisazione, non esagero nello scrivere che l’ultimo libro di Stefano Caso è da leggere.
Luigi ha una barba folta e capelli (pochi) d’ordinanza da nobile intellettuale ottocentesco, gestisce una libreria che resiste all’assalto di variegati clienti e che, per sopravvivere, è costretta a ospitare e vendere le ricette e il vaniloquio cartaceo di un dj filosofo bisessuale metropolitano.
Tutto sommato è soddisfatto della sua vita e della sua attività, almeno sino a quando non compie i cinquanta anni e un’anziana cliente non lo mette in difficoltà con uno strano regalo/richiesta: rasarsi a zero barba e capelli.
Abbandonata la “maschera pelosa”, Luigi rivelerà sé stesso al mondo ma scoprirà anche che non era l’unico a nascondersi dietro a – scusate la ripetizione – una maschera.


Nella trama si incontrano vari personaggi, tutti ben riusciti, che ridicolizzano le mani moderne; cattive abitudini come l’utilizzo casuale di termini inglesi per rendere più cool le solite vecchie cose, l’aggressività sessuale per compensare la vacuità dei rapporti, l’arrivismo socio-economico e molti altri atteggiamenti che incrostano i normali rapporti sociali.
È la storia di una crisi di mezza età che, seppur indotta dalla “vecchia maliarda”, ha un tono brillante e il grandissimo pregio di reinterpretare e rendere attuale la cultura letteraria classica attraverso surreali dialoghi tra il protagonista e i capolavori del passato.
Libreria Luigi di Stefano Caso. Ianieri Edizioni, collana Narrativa. 187 pagine, € 14,00.
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