venerdì 17 novembre 2017

Non ho capito.


Avevo intenzione di scrivere un certo tipo di delirio ma avrebbe rubato troppo tempo all’homo ieiunium, l’essere umano veloce che consuma centinaia di post al secondo, così ho preferito mettere in fila parole come se avessi corso a perdifiato e, per non farmi mancare dei like, sotto aggiungo anche la foto di un gattino!


Posso benissimo sacrificare contenuti e approfondimenti, tanto quelli interessano solo a me che li scrivo.

Tutti noi ormai viviamo più nel virtuale che nel reale - se così non fosse nemmeno sapreste dell’esistenza di Mirko Giacchetti - e ho notato che non leggiamo i post chilometrici e decidiamo se lasciare o meno il pollice alzato solo guardando un’immagine.

Dato che viviamo in costante moto di accelerazione, faccio fatica a capire perché molti si ostinino ancora a leggere i romanzi.

Mi spiego, non ho nulla contro la lettura. In fondo sono uno che preferisce molto di più scorrere l’indice di un libro di dinamica dei flussi che avere a che fare con alcune persone, ma non riesco a trovare la soluzione al paradosso in cui ci troviamo dentro con mani, piedi, testa e pregiudizi.


Esistono alcuni lettori che consumano centinaia di “pensierini social” al minuto ma che non leggono racconti perché… troppo brevi!

Ehm, c’è qualcosa che non funziona ma, anziché perdere tempo con problemi stupidi, mi sono letto una serie di racconti.

Con molto piacere, torno a parlare della collana Miskatonic per svariati motivi. È un’ottima vetrina per gli autori italiani ed è curata da Andrea Gibertoni e Giulia Cigni.

Due veri fuoriclasse della letteratura horror, nonché i gestori della mitica libreria Miskatonic University in quel di Reggio Emilia.


Veniamo al dunque.

Il primo della lista è Angelo Berti con Heterochromia. Una narrazione essenziale che scaraventa il lettore nel morboso legame che avvinghia Lui e Lei. Il racconto riduce al minimo indispensabile i dettagli e le ambientazioni ma non è affatto una mancanza, l’autore gestisce al meglio l’alternarsi dei due protagonisti al punto che vorrete solo sapere come va a finire.


Vanity Press di Samuel Marolla ci porta nei meandri più oscuri della Black Mark Press, gestita dall’esimio Mordo Sarastro. Un editore che non vale la pena di incontrare e con cui è meglio non firmare alcun contratto di pubblicazione. Se non ci credete, chiedete pure ad Alessio Bontempi e all’avvocatessa Fabiola Cherestani specializzata in Diritto legale infernale. Lettura piacevolissima per la continua presenza di situazioni grottesche e personaggi buffi e pericolosissimi.


Nicola Lombardi intinge la penna nel gotico rurale per rispolverare il rito delle Pallide streghe d’autunno. Alex vuole riscoprire un innocente rito paesano che rendeva omaggio a tre donne accusate di essere streghe quando ancora l’essere Wicca non era visto bene dalle autorità religiose. Va tutto bene, se non fosse che nel ’44 l’eccidio perpetrato da alcuni soldati tedeschi abbia risvegliato qualcosa di molto più oscuro. Questa è una di quelle ottime storie che, da lettore italiano, ti ricorda che nel bosco vicino a casa potresti non trovare solo dei funghi e castagne.


Chinese Box di Pietro Gandolfi è un numero speciale della collana ed è un romanzo breve. Si esce dai confini italiani per immergersi nella competizione tra Jerry Oswald e Chen. Due proprietari di altrettante sartorie che, nel bel mezzo della crisi economica, fanno di tutto per competere tra loro. Se l’americano perde colpi su colpi, deve ridurre il personale e fare i conti con la continua perdita di ordini, l’asiatico sembra fare affari d’oro e navigare con il vento in poppa. La fine per Jerry sembra vicina, ma una retata della polizia elimina il concorrente a causa di alcuni problemi di immigrazione e condizioni di lavoro prossime alla schiavitù.

La fine delle ostilità però scoperchia qualcosa di ignoto e strane presenze si aggirano nel buio della notte.

Gandolfi amplia i confini del proprio universo narrativo e riconferma il suo stile, aggiungendo un nuovo tassello al mondo degli orrori.


Paolo di Orazio scompiglia le carte e sforna Spaghetti western freakshow. La storia è ambientata a Pesaro nel 1882, un luogo e un tempo che non sono pronti per comprendere l’impegno e l’interesse con cui il dott. Emilio Carlomaria Martinetti Branzini cerca di rendere quanto più normale la vita della contessina Elisabetta Agostini-Mariotti. Una bambina nata dall’unione tra l’avaro padre e la claudicante madre, con la sfortuna di non avere le gambe.

Mirabile la cura linguistica per ricreare una narrazione ottocentesca e la sapiente fusione di generi alquanto diversi. Davvero, vi ritroverete dalla parte sbagliata della normalità… e potrebbe anche piacervi il vostro nuovo punto di vista.


Ci sono parecchie influenze cinematografiche e, a seconda dei gusti, si può preferire un racconto a un altro. Io li ho recensiti in ordine di lettura, ma è impossibile negare la passione con cui sono stati scritti e gli effetti benefici che provocano ai patiti del Horror come il sottoscritto.

Sono facilmente reperibili qui.

A voi non resta altro che leggere e posso solo augurarvi incubi d’oro.  
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