lunedì 11 dicembre 2017

Dopo la soglia.



Essere abili di prima per l’immortalità con una manciata di preghiere fatte in ginocchio o salvarsi in zona Cesarini con una conversione che nemmeno un corner di quelli giusti, è una bugia economica e tascabile. La vedo come vincere una grossa somma di denaro al tavolo verde senza fare nessuna puntata.

Questo per farvi capire che faccio la stessa scommessa di Monsieur Blaise Pascal e, se ve lo siete scordati, sono solo i protestanti a essere predestinati perché i cattolici il paradiso se lo devono guadagnare con le opere.

Quindi, o ci convertiamo e rimaniamo tranquilli – si fa per dire – sul nostro divano oppure ci rimbocchiamo le maniche per fare del bene, perchè qualcosa di noi rimanga oltre la nostra dipartita. Risultato effimero, ma quella promessa dallo spacciatore di fede del quartiere non è tanto meglio; se finisci al piano di sopra non fai un lungo soggiorno tutto piacere e comodità anzi, la tua anima viene spogliata dalla parte più sensibile e rimane la tua essenza a pregare Dio per un infinito numero di attimi.



Guai a chi tira fuori la solita citazione di Shakespeare, “Il male che gli uomini compiono si prolunga oltre la loro vita, mentre il bene viene spesso sepolto insieme alle ossa”, perché spesso non significa sempre e, se ci mettiamo a frugare nei ricordi, troviamo qualcuno che meriterebbe di sopravvivere oltre l’ultimo giorno a disposizione.

Alcuni scrittori che non sono impegnati a contare le copie vendute e il seguito sui social, è possibile che mettano in fila parole per restare non solo fino alla scomparsa del loro ultimo lettore, ma per diventare dei classici ed essere immortali, o quasi.

Insomma, il modello di eternità che vorremmo non esiste quindi bisogna fare il meglio con quel poco che abbiamo.



Tirando le somme, non è che dobbiamo metterci a scrivere il capolavoro della letteratura (anche se in Italia pare che un po’ tutti ci provino convinti di riuscirci), ma dobbiamo spogliarci di qualche piccolo difettuccio che abbiamo e iniziare a fare opere e gesti buoni, ma non sognando in piccolo.

Comunque, apro la finestra per fare uscire la puzza di nichilismo mista ad ateismo primaverile e passo a deliri meno complicati.

Una finestra sul noir è una antologia di racconti pubblicata da Fratelli Frilli Editori che ne raccoglie quaranta - più uno – che, come è facile intuire dal titolo, sono di genere noir e giallo. Non si tratta di una delle molte raccolte di trame alla “vedi quanto è brutto il mondo”, “misura la distanza fra giustizia e legge”, “indovina chi è l’assassino” o meccanismi simili, questa va oltre i classici intenti.

Non mancano le note necessarie per atmosfere delittuose o indizi che compongono la sinfonia del caso chiuso, ma l’obiettivo dei quaranta racconti è ricordare e farci conoscere Marco Frilli, toscano di nascita e genovese d’adozione, nonché fondatore della Fratelli Frilli Editori.



Tramite i personaggi degli autori che lo hanno conosciuto, incontrano il loro “padre” e con un gioco di specchi gli hanno reso il favore; se Marco li ha portati nella realtà, loro lo hanno portato nella fantasia.

L’uomo energico e volenteroso che ha creduto in loro e ha creato la casa editrice per renderli reali. Ora gode dell’ottima compagnia dei suoi “figli” oltre a restare nei ricordi di chi lo ha conosciuto.

Alla domanda chi era Marco, non posso rispondervi, però avrete modo di incontrarlo in una narrazione caleidoscopica a spasso per il tempo e lo spazio.

Ho detto tutto? No, mancano due cose e mi tocca abusare della vostra pazienza.



Prima. Il racconto “più uno” è stato scritto da Maria Bellucci, vincitrice del Premio Letterario “Marco Frilli” gestito dall’Associazione Culturale Amici di Radio Savona Sound, mentre gli altri – non me ne vogliano se non li elenco – vi dico: prendete e leggetene tutti, è il loro inchiostro per voi e parte dei proventi verranno devoluti, con gratitudine, all’Associazione Gigi Ghirotti Onlus.

Tanto per dire che non è mai troppo difficile contribuire, anche se siamo dei semplici appassionati.

Seconda. Nell’introduzione, Valerio Varesi pone un quesito interessante: “chissà se aveva ragione Dostoevskij quando affermava che il bello salverà il mondo. Io credo di sì. E voi?”

Per quanto possa interessare, anch’io credo che la bellezza salverà il mondo, solo che non può più permettersi il lusso di farci aspettare, lo deve fare IERI.

Una finestra sul noir di AA.VV., a cura di Armando d’Amaro e prefazione di Valerio Varesi. Fratelli Frilli Editori collana I Tascabili. 380 pagine, 2017. Disponibile anche in e-book.
Posta un commento