mercoledì 17 gennaio 2018

Non si cambia mai davvero?




Non amo impugnare la penna rossa per correggere gli sbagli degli altri, ho già i miei a cui porre rimedio, così come non vorrei stare su una cattedra a tenere sott’occhio una classe perché sono della pasta di quelli che, a scuola, ci andavano per fumare la sigaretta in bagno.

Eppure ogni giorno mi tocca giudicare qualcuno. Urlate quanto volete “Nessuno mi può giudicare”, fate della Caselli un inno generazionale ma rendetevi conto che in questo modo siete un filino arroganti e predicate bene e razzolate male.

Sì, perché tutti giudicano tutti.


Dicevo, il metro con cui valuto le persone non sono le parole che dicono ma le azioni che compiono, soprattutto quelle che fanno quando non sanno di essere osservate.

A volte vedo cose che voi umani.

Per ultimare la metamorfosi basta essere coerenti e comportarsi di conseguenza? Magari sì, però bisogna esserne davvero convinti, una scelta che potrebbe farci perdere qualche punto in società, ma che ci renderebbe più sinceri.

A chi non piacciono le persone oneste, che non raccontano bugie?

Se volete provare fate pure ma attenti alla nostalgia “canaglia” che potrebbe farvi tornare alle vecchie menzogne.

Di cambiamenti il buon Enrico Radeschi ne ha dovuti fare parecchi per sfuggire a Hurricane, conosciuto ne L'uomo della pianura (2008). Se non capite di cosa sto scrivendo, fiondatevi nei romanzi di Paolo Roversi.


Per chi si fosse collegato solo ora, facciamo il punto della situazione ma soltanto dopo avervi strappato la promessa che vi immergerete nei precedenti.

Oggi in libreria Cartoline alla fine del mondo e ho avuto la fortuna di leggere in anteprima Cartoline dalla fine del mondo. Ora sono qui a mettere in fila parole per una recensione.

Per sfuggire a morte certa, Enrico si rivolge a Konstantin per azzerare la sua vita precedente. Scelta non facile dato che è costretto a separarsi da Buk, il Giallone e Milano.

Lo ritroviamo nei panni – stretti- di Giorgio Andreani e vive a Cipro, lavora come archeologo e guadagna qualche piccolo extra aiutando il Danese, avventuriero e contrabbandiere in simbiosi con l’iguana Iris.


Non è più un giornalista hacker ma, nonostante la metamorfosi, non è davvero cambiato, è ancora lui. Anche quando sbuca nel bel mezzo di uno scavo il vicequestore Loris Sebastiani, una vecchia conoscenza con cui ha condiviso alcune indagini. A Milano c’è bisogno di qualcuno che smanetti sul computer per scoprire l’identità del Mamba Nero e perché uccide i dipendenti della TechHackCorp.

Si tratta di una lettura oltre i limiti di velocità consentiti, sfrecciare tra le pagine è un piacere senza la preoccupazione di autovelox e brutti incidenti. La trama gialla è di sana e robusta costituzione, il Roversi Cinematic Universe è sulla carta ovvio, ma curato e sviluppato al punto da riuscire a teletrasportarvi a Milano.

In questo capitolo preparatevi a seguire le tracce di Leonardo Da Vinci nella metropoli e potrete anche gustarvi una piacevole chicca che si chiama come il Fernet!

Un gradito ritorno in libreria e sono già pronto per il prossimo.

Cartoline dalla fine del mondo di Paolo Roversi. Marsilio Editore, collana Farfalle. 17,50 €, 266 pagine.
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